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03.03.2021

MUDRA

Digitale, digitale, digitale. Nelle nostre giornate di cittadini dell’Occidente tecnologico incontriamo continuamente questa parola, e quasi mai è per parlare di Pascoli, di fiori purpurei e di poesia. Digitale deriva dal latino digitus, che significa dito, e per estensione l’atto di contare sulle dita e quindi la numerazione. Anche se in questo quotidiano complesso difficilmente potremo affidarci alle sole dita per fare i calcoli che ci occorrono, le dita rimangono comunque al centro: picchiettano sulle tastiere e sugli schermi touch.


Dal pollice opponibile al riconoscimento dell’impronta dello smartphone le mani sono state strumento chiave per l’evoluzione dell’essere umano. Ci hanno condotti come specie in un ambito più mentale, di coscienza di sé, di potenziamento possibilità psicomotorie e continuano a essere lo strumento principale con cui interagiamo con il mondo e con gli altri. Per questo oggi attingiamo alla saggezza e agli insegnamenti degli antichi maestri dello yoga per sprigionare la magia che racchiude questa parte straordinaria del nostro corpo: le mani. Oggi ci dedichiamo alle mudra.


La parola «mudra» in sanscrito significa «sigillo» e le mudra o hastha mudra sono gesti simbolici eseguiti con le mani. La loro origine rimane avvolta nel mistero, poiché l’uso dei gesti nei rituali non è prerogativa indiana ma si ritrova anche in altre culture del mondo antico, e nella tradizione di diverse dottrine religiose, in particolare quella buddhista – se vi soffermate a pensare alle statue del buddha vi ricorderete probabilmente di aver notato le posizioni particolari in cui sono solitamente modellate le mani.


Le più antiche trattazioni metodiche delle Mudra si trovano in due testi classici dell’Hatha Yoga: l’Hatayoga Pradipika (La lucerna dell’hatha yoga) di Svatmarama, risalente al XV secolo, e il Geranda Samhita, databile tra il XVI e il XVII secolo. In queste trattazioni le Mudra sono elencate nelle parti riguardanti il controllo del prana, il respiro, insieme ai bandha, i fissaggi posturali, di cui parleremo meglio prossimamente affrontando il discorso sui chakra. Mentre le asana, come abbiamo visto, servono a disporre il corpo in uno stato di benessere, stabilità e leggerezza, le mudra intervengono in una fase della pratica successiva, in cui si padroneggia il movimento del prana e si risveglia la kundalini, l’energia divina quiescente dentro di noi che una volta destata ci consente il raggiungimento della meditazione.
Si legge nella terza lezione dell’Hatayoga Pradipika, che segue quelle dedicate ad asana e pranayama: «Di conseguenza con ogni sforzo si perseveri nella pratica delle mudra per risvegliare la signora addormentata alla porta di Brahma (la kundalini)».

Di kundalini, della leggenda che l’avvolge e della tradizione tantrica a cui fa riferimento avremo modo di parlare prossimamente in modo più approfondito.

Anche nel Gheranda Samhita mudra e bandha sono trattati nel terzo capitolo, dopo Shatkarma – sei norme per la purificazione e la pulizia del corpo – e asana. Sono descritti venticinque mudra, in questo testo al maschile, «che danno siddhi (poteri speciali) o perfezione agli yogi». Infatti le mudra – io preferisco il femminile – impegnano il cervello e l’anima, esercitando influenza a livello mentale, psicologico e fisico. 


Dice Annik de Souzenelle: «Ogni dito ha il suo segreto e la sua potenza. Tutti i gesti della mano e delle dita che gli yogi e le danzatrici sacre compiono, muovono delle energie che mettono l’uomo in una relazione con l’uno o l’altro aspetto della sua potenzialità divina».


La mano sinistra è la mano della luna -CHANDRA- del femminile, del cuore, dei sentimenti e dell’intuizione, dell’arte, di tutto ciò che è racchiuso nella sfera emozionale. È governata dalla Luna e dall’elemento argento. È la mano dell’ignoto, dell’occulto, delle istintività.


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La mano destra invece è la mano del sole -SURYA-, del maschile, dell’azione, della razionalità, della logica. È governata dall’elemento oro e dal Sole.


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Le dita sono invece correlate ai pianeti:

 • il pollice corrisponde al pianeta Venere, governa la volontà e la logica;

 • l’indice corrisponde al pianeta Giove, è il dito della religione, del successo, della fortuna, delle persone ambiziose e della sensualità;

 • il medio corrisponde a Saturno, pianeta oscuro e malinconico che infonde in modo incisivo le sue tristi caratteristiche, farà sorridere a noi occidentali che l’associamo al gesto osceno e provocatorio, ma nella tradizione indiana è il dito dei prudenti, dell’intelligenza, delle persone pazienti;

 • l’anulare corrisponde alla stella Sole e indica stabilità, idealismo, doni artistici, senso critico e successi;

 • il mignolo corrisponde al pianeta Mercurio ed è legato alla medicina, agli affari, allo studio, indica socievolezza, speculazioni, astuzia.


Ma perché tanta potenza nelle hasta mudra?

Leggiamo ancora nello Hatayoga Pradipika: «La dea dormiente (la coscienza) all’ingresso della porta di Brahma (il cuore) dovrebbe essere costantemente svegliata praticando a fondo le mudra».

La mano viene considerata da molti fisiologi come una sorta di proiezione del cervello nello spazio, con la sua possibilità di compiere dai venti ai quaranta milioni di movimenti.

È immediato il collegamento cervello-mano quando parliamo per spiegare qualcosa: le mani spesso aiutano a descrivere il nostro pensiero (a volte nei particolari più dettagliati), e forse mantenere le mani immobili ci provocherebbe un senso di conflitto. Attraverso i gesti delle mani ci connettiamo a parti del nostro cervello che attivano a loro volta stati emozionali e fisici. 

Esistono diversi tipi di mudra e ognuna di esse ha uno specifico significato: compassione, coraggio, saggezza. Si possono includere nella propria pratica e accrescere così il valore di ogni asana oppure utilizzarle a seconda dei nostri bisogni durante il giorno, non solo nello yoga, ma anche per trasformare situazioni difficili o momenti di transizione personale. Nei tuoi momenti di difficoltà, rabbia, stress paura o tristezza prova a ricorrere a questi antichi gesti, ti aiuteranno a riconciliarti con la tua pace e tranquillità interiore. La pratica delle mudra può infatti aiutare a trovare la giusta via per tradurre le buone intenzioni in azioni concrete.

Le mudra ricordano a uno yogi che è il suo corpo è un mezzo per evolvere ed elevarsi.



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