Chi Sono.

Storia di un incontro destinato a cambiare la mia vita

C’è un detto dice: “quando l’allievo è pronto il maestro arriva.”

La mia prima Grande Maestra arrivò così… in maniera inaspettata

Mi portarono a lei una serie di incredibili coincidenze e la prima volta che ci incontrammo, senza esserci mai prima di allora viste, ci siamo riconosciute… ma questa è un’altra storia…

Il suo nome era Sree Chakravarti un piccola grande donna di 80 anni!

Io prima di allora non sapevo nemmeno chi fosse.

Lei si definiva “una semplice casalinga di Delhi”  ma in tutta l’India e ben oltre era una leggenda vivente!

Oltre ad insegnare uno yoga terapeutico a chiunque ne avesse bisogno, possedeva una profonda conoscenza della medicina ayurvedica che trasformava in semplici rimedi per tutti coloro dopo ore di coda arrivavano ad incontrarla.

Ma la cosa che la contraddistingueva era un’energia spirituale talmente intensa da diventare potere di guarigione.

Una forza misteriosa – inspiegabile scientificamente- che in 30 anni le aveva permesso di aiutare e guarire migliaia di persone in tutto il mondo, senza accettare compensi, ne riconoscimenti , senza differenze di fede religiosa o estrazione sociale.

Il suo servizio era dono altruistico alimentato semplicemente da una fede ed abbandono al divino che io non ho mai più incontrato.

Il mio incredibile viaggio con lei è durato 10 anni.

Mi prese con sé nella sua semplice  casa di Delhi, mi chiamò figlia e mi insegnò prima il sentire poi il sapere.

Furono anni incredibili divisa tra l’Italia e l’India , io che andavo da lei e lei che veniva da me.

I suoi insegnamenti furono disciplina ferrea: sveglia all’alba, meditazioni, kria, yoga ,mantra e tanti silenzi in cui attendevo con il corpo dolente nella posizione del loto,  che ritornasse dalle sue lunghissime meditazioni  che la portavano a viaggiare tra forme e colori in cui anch’io avrei imparato nel tempo  a muovermi e ad andare.

Come comunicavamo? A distanza di tanti anni mi viene da dire : con il cuore!

Io conoscevo più parole di sanscrito che non di inglese e lei parlava con l’inglese che io chiamo “indianizzato” ma riuscivamo a comprenderci perfettamente!

Non si riempiva la bocca di termini complicati e la sua modalità era la semplicità.

Quando le ponevo una delle tante domande la prima cosa che mi diceva era: “LISSEN-ascolta” e puntava il suo dito verso il mio cuore.

Difficile raccontare quel lungo tempo in cui abbiamo camminato insieme.

Negli anni con lei la mia vita “normale” si è accavallata in modo indefinibile con esperienze forti ed insolite.

Tutto il quotidiano era insegnamento: nei mercati   affollati di Delhi  mi spiegava , indicandomele con il suo dito scarno, come utilizzare semi, spezie verdure per ricavarne potenti rimedi ayurvedici, per le strade caotiche,  tra clakson assordanti mi parlava di tecniche di guarigione spirituale e per terra, nel corridoio tra la sua stanza e la cucina, mi insegnava a praticare uno yoga che per forza di cose doveva andare …oltre!

Meditazione e  preghiera non erano  circoscritte ad un luogo particolare: si meditava camminando, si pregava mangiando, con l’obbiettivo di trascendere l’ordinario senza muoversi di un solo passo.

Il vivere la quotidianità diventava con lei una meditazione in movimento. Le ore passate nella sua minuscola cucina perché dovevo, senza discussioni , imparare a  cucinare indiano e dove il mio modo di  usare  le spezie la inorridiva ( come se noi vedessimo mettere la marmellata sugli spaghetti ) ed esclamava: horrible

L’odore forte e dolciastro  delle spezie:  il fuoco del peperoncino, l’insopportabile (per me) sapore del coriandolo fresco, l’aroma intenso dello zenzero mescolato alla curcuma si mescolavano nella mia bocca  a quello  aromatico e pungente del cardamomo  a quello caldo, avvolgente e leggermente amaro dell’onnipresente cumino.

“Taste taste – assaggia assaggia” mi diceva avvicinando alla mia bocca sapori che non ho mai più dimenticato.

Con lei ho imparato lo yoga, ho appreso i principi della medicina ayurvedica ed i loro usi, ho conosciuto la mia forza e  come utilizzare e canalizzare le mie energie per poter aiutare gli altri, sono arrivata a meditare fino a staccarmi dal corpo per poi tornare indietro,

ma l’insegnamento più grande che mi ha dato è stato quello di capire che la spiritualità ha un senso soltanto quando può essere tradotta nella realtà di tutti i giorni, che nulla è disgiunto

e la  consapevolezza è sostanzialmente un’esperienza gioiosa che arriva lentamente, giorno dopo giorno in un percorso  permanente  di evoluzione.

Finchè un giorno, nel suo inglese fatto di poche parole,  mi ha detto :

it’s time for you to go my daughter… è tempo che tu vada figlia mia poi abbracciandomi ha aggiunto: remember: never stop –  ricorda: mai fermarsi. Così a distanza di tanti anni sto ancora proseguendo il mio cammino
facendo di ogni passo una meta nella speranza di lasciare nelle persone che incontro le impronte dell’ amore che Lei mi ha donato.

Ama quello che fai, e fa ciò che Ami.