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10.02.2021

LA NASCITA DELLO YOGA TRA STORIA E LEGGENDA

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Prima dei tappetini e dei leggins, prima dei corsi e delle palestre, prima delle infinite scuole e varianti, prima della consacrazione a ginnastica pop per eccellenza, prima insomma della colonizzazione da parte del mondo occidentale con le sue mode, in principio era lo Yoga, una disciplina millenaria che affonda le sue radici in India e le cui origini si perdono nella notte dei tempi, dove la Storia si mescola alla leggenda.


Nella cultura indiana il mito è un elemento importantissimo, e anche lo yoga ha una sua leggenda.

Si narra che mentre il dio Shiva insegnava alla sua sposa Parvati i segreti dello yoga, li ascoltasse di nascosto un pesciolino. Non si trattava di un pesce qualunque, ma di Matsya, l’avatara di Visnu, la forma animale che il dio assumeva per passare inosservato tra le creature mortali. Nell’iconografia tradizionale indiana Matsya è rappresentato in forma terioantopomorfica, metà animale con la coda di pesce e metà dio Visnu, in forma umana dalla pelle blu: un appariscente tritone bollywoodiano.

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La tradizione attribuisce quindi lo sviluppo della pratica dello Yoga fisico al signore Shiva che per primo lo rivelò alla consorte Parvati e successivamente a un terzo personaggio mitologico, che sarebbe stato il primo Yogin in forma umana (Ādi Yogi). Attorno all’identità di questa figura si è creata una lunga diatriba tra le diverse scuole, che dibattono non solo su chi fosse costui, ma sul suo lascito, soprattutto come lignaggio.

Abbandoniamo il regno nebuloso della leggenda per addentrarci sul più sicuro percorso della Storia.

Gli studiosi collocano le origini dello Yoga più o meno ottomila anni orsono. Per lunghissimo tempo il sapere e la pratica dello Yoga sono rimasti legati alla tradizione orale, trasmessi dalle labbra del maestro all’orecchio del discepolo; infatti i primi testi yogici si trovano nelle scritture vediche, Upanishad, poemi filosofici e mistici, la cui composizione risale all’incirca al 3000 a.C, ma che sono state trasposte in forma scritta solo nel 1656, quando un sultano ne richiese la traduzione dal sanscrito al persiano.

Il termine Upanishad deriva dalla radice verbale sanscrita: sad, «sedere» e dai prefissi upa e ni «vicino» ossia «sedersi vicino», con riferimento al discepolo che siede accanto al maestro e quindi con il significato esteso di «dottrina arcana e segreta».

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Un altro antico testo della tradizione indiana che ci dona insegnamenti sulle origini dello yoga è il Bhagavad gita, traducibile da sanscrito come Canto del Divino o Canto del Beato. La datazione dell’opera è discussa, ma l’ipotesi più accreditata è che risalga al terzo secolo a.C.

Bhagavad gita nasce come digressione in versi all’interno del poema epico Mahabharata; è un trattato filosofico fonte di spunti etici e d’insegnamento spirituale, che illustra come liberarsi con un comportamento di vita corretto.

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Ma il testo yogico per eccellenza sono gli Yoga Sutra.

Gli Yoga Sutra sono stati scritti intorno al 500 a.C e il loro autore è il misterioso Maestro Patañjali. Si tratta di 196 aforismi, ripartiti in quattro sezioni, dette pāda:

 • Samādhi Pāda in cui si tratta del fine della disciplina, ossia il raggiungimento del samādhi, lo stato di beatitudine in cui si conquista una consapevolezza delle cose tale da liberarsi dal samsara, il ciclo delle rinascite a cui secondo la religione induista è costretta l’anima.

 • Sādhana Pāda in cui si illustra la pratica dell’Astanga Yoga, noto anche come Raja Yoga, lo Yoga Regale degli Otto stadi, a cui dedicheremo un approfondimento prossimamente;

 • Vibhūti Pāda in cui si prosegue con la descrizione delle ultime fasi del percorso yogico, e vengono esposti i vibhūti, gli straordinari benefici che è possibile conseguire grazie a una pratica corretta dello yoga.

 • Kaivalya Pāda, la sezione più prettamente mistica, teorica e filosofica del testo, che tratta della separazione tra spirito e materia.

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In traduzione italiana gli Yoga Sutra sono disponibili in due belle edizioni Einaudi.

L’Astanga Yoga esposto da Patañjali, pur ricorrendo alla pratica fisica si basa su fondamenti di natura filosofica e su un approccio mentale alla disciplina, si differenzia quindi dall’Hatha Yoga, che ha origini molto più recenti ed è una disciplina più dinamica, che si concentra soprattutto sul controllo della respirazione e sugli asana, che pur presenti e fondamentali nell’Astanga Yoga, non sono che una piccola parte di una dottrina più ampia. 

Nel corso delle epoche, lo Yoga ha compiuto un lungo cammino, i primi passi sono stati mossi dagli antichi Maestri ma sul solco delle loro orme si sono mossi i Maestri della nostra era, che continuano questo viaggio millenario. Di questi nuovi percorsi parlerò prossimamente.

Lo Yoga è un continuo svilupparsi, ma non dobbiamo mai dimenticare le sue Origini tra Storia e leggenda.


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