Mobirise

28.06.2021

SANKALPA

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Desiderio. Una parola potente, con una storia che sembra una fiaba e ha origine nel cielo notturno: deriva dal latino – non a caso una lingua molto adatta agli incantesimi –, è un composto formato dalla preposizione «de», che ha sempre un’accezione negativa, di sottrazione, di lontananza, e da «sidus» che significa stella. Desiderare significa quindi, letteralmente, «sentire la mancanza delle stelle», dei buoni presagi, dei buoni auspici. Sapendo questo l’uso di esprimere un desiderio ogni qual volta vediamo una stella cadente acquista solennità, ci fa sentire uniti a generazioni e generazioni che prima di noi hanno rivolto lo sguardo al cielo, hanno percepito una mancanza, hanno provato un sentimento di ricerca appassionata, hanno desiderato.

Da amante delle storie e delle parole, e quindi a maggior ragione della storia delle parole, l’etimologia, mi è sempre venuto spontaneo associare il concetto di desiderio latino all’indiano «sankalpa». Anche questa parola è un composto: «kalpa» significa voto o promessa e «san» si riferisce alla verità più alta, la priorità mantenuta con tutto l’impegno possibile. Possiamo quindi definire il sankalpa come l’intenzione racchiusa nel nostro essere più profondo, che ci guida verso la verità più alta.

In concreto esprimiamo il sankalpa proprio come si esprime un desiderio: facciamo emergere in superficie qualcosa che è nato in profondità dentro di noi e ricorriamo al potere della parola perché si avveri anche al di fuori di noi.

Il sankalpa può essere espresso prima di qualsiasi pratica spirituale, prima della meditazione o perché no, anche all’inizio di un nuovo giorno. L’importante è la disposizione di spirito: per avere piena consapevolezza delle parole che stiamo pronunciando occorre essere rilassati e centrati. Infatti, quando il sankalpa è praticato su una mente calma, viene impresso al di là di essa, in quel luogo da dove sorgono i pensieri, che raggiungiamo anche tramite la meditazione.

Per rendere efficace e incisiva la verità intenzionale di cui è portatore, il sankalpa deve essere espresso in maniera positiva, in una frase sintetica di senso compiuto e al tempo presente. Non diremo quindi per esempio: «Non voglio più avere pregiudizi su Caio», ma piuttosto: «Ascolto Caio con piena apertura e disponibilità, libero da pregiudizi». Che si tratti di un’affermazione è essenziale per non portare negatività e distanza alla nostra intenzione. In questo modo pianteremo giorno dopo giorno il seme del nostro sankalpa a livello profondo nel nostro essere, fino alla radice dell’anima, sapendo che quando sarà il momento giusto, nei tempi divini, questo sarà realizzato. Il metodo del sankalpa infatti si basa non tanto sullo sforzo, ma sul convincimento e sulla costanza. Ci sorprenderà notare i piccoli cambiamenti cui andremo incontro praticando con consapevolezza questo buon proposito.

Quello che mi piace del sankalpa è che si tratta di un ottimo esercizio per guardare dentro di noi in maniera profonda e onesta, senza giudizio. Spesso e volentieri io mi trovavo, e tutt’ora a volte mi capita, imbarazzata davanti alla scelta del sankalpa, non sapendo cosa effettivamente potessi volere, cercare, domandare. Quando ci soffermiamo su questo scopriamo che non è ovvio come potrebbe sembrare: acquisire consapevolezza di ciò che vogliamo certamente richiede un discreto lavoro su sé stessi.

Mi piace unire il sankalpa al nostro più conosciuto desiderio, parola ultimamente caduta un po’ in disuso, forse perché troppo grande, troppo romantica in quest’epoca materialista tutta concentrata sull’immagine. Un altro aspetto essenziale del sankalpa, che lo accomuna al nostro desiderio, è la segretezza. Il sankalpa è qualcosa di intimo, non è fatto per essere gridato ai quattro venti. È riservato solo a noi stessi, perché ci appartenga va protetto da qualsiasi influenza esterna, quand’anche fosse positiva. Ne siamo gli unici responsabili e tali rimarremo sino al suo pieno compimento. Nessun altro può decidere per noi, nessun altro deve influenzare le nostre scelte. Il riserbo da cui va circondato ha lo scopo di esaltarne l’efficacia: la segretezza ne moltiplica la potenza.


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